Insonnia e speranze (puntualmente disilluse)

Sarà che è un periodo che mi sento particolarmente ispirata, e che ascolto della romantica musica classica, e ho vissuto tre mesi nella lentezza del paesino di campagna, ma io la fretta e l’angoscia di tutti i giovani non le sopporto mica più.
Forse sbaglio a chiamarla fretta, è più un’irrequietezza, un non trovar posa da nessuna parte, un vagare continuo che fa girare la testa. Io chiaramente scrivo tutto questo in un momento di rara estrema lucidità ma ci sono dentro fino al collo, e sto bene solo la notte.
Sì, la notte, quando nessuno chiama, nessuno disturba, nessuno controlla o spia quello che fai, nessuno interrompe le tue letture o i tuoi ascolti o le tue visioni, nessuno che rompe che non stai facendo quel che dovresti fare perché la notte non devi far altro se non dormire. Ma il sonno è fisiologico, e se non mi viene non posso mica starmene qua a rigirarmi tra le lenzuola.
L’insonnia rende complici. Ci si sente legati a doppio filo noi notturni, perché sappiamo che non è solo che non prendiamo sonno. C’è dell’altro. È che masochisticamente ci piace, farci i cazzi nostri in santa pace, oscurità e silenzio, e mentre cerchiamo di non ossessionarci pensando a quanto sarà faticoso svegliarsi il giorno dopo, a quanto saremo stanchi per aver dormito così poco, intanto scopriamo un sacco di belle cose.
Io senza l’insonnia credo che non mi sarei mai appassionata al cinema.

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