giorni che uccidono

Scrivo per non sapere che scrivere.

  
È domenica, caldo afoso ma è nuvoloso, insomma agosto sta (s)finendo. 

Giovedì parto per il Portogallo. Non sono pronta a viaggiare da sola, ma so che quando sarò là me ne sarò grata. Credo che andrò subito a vedere l’oceano. Non l’ho mai visto. Mi sono sempre rifugiata nella chiusa del Mediterraneo, fino al Bosforo, e al massimo al mare del Nord. Non mi sono mai affacciata all’Oceano, non ho mai sperimentato quella vastità. Chissà che sensazioni mi darà. Chissà se mi darà pace o tormento.

Il mare calmo non ha mai formato buoni marinai. Ci vuole la tempesta, l’onda, quella che o la cavalchi o muori, come Garrett McNamara. 

Devo andare per scoprire il mondo e scoprire me stessa con esso. Solo così sarò fiera di me: rimanere qua a marcire nella depressione non mi farà stare meglio. Invece prefiggermi uno scopo e raggiungerlo, il viaggiare sola come non ho mai fatto, mi darà forza, mi farà crescere, mi farà migliore.

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